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| Storia del Comune |
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LO STEMMA
“Lo stemma a forma di scudo sannitico è cimato dalla tradizionale corona di comune, ed è ornato da due rami rispettivamente di quercia e di alloro con i loro frutti, decussati sotto la punta dello scudo e legati da un nastro rosso e argenteo.
D’argento, a tre fasce strette orizzontali in divisa di rosso, con il leone rampante dello stesso ed una stella rossa ad otto punte.”
Spiegazione:
Scudo:
sannitico o francese ha i fianchi rettilinei, gli angoli inferiori arrotondati ed una punta al centro nella parte inferiore. È simbolo di difesa, di protezione dall’offesa che può provenire da un attacco
altrui; rispetto agli altri corrisponde al mezzo di riconoscimento per mezzo del quale può essere riconosciuto.
Argento:
lo sfondo di color argento esprime amicizia, equità, giustizia. L’argento con il rosso è l’emblema dell’allegrezza.
Rosso:
è il colore che indica la forza, l’ardire, il valore.
Fasce:
le tre fasce rosse ristrette orizzontali stanno a simboleggiare la giusta maestà, la vittoria audace. Il numero tre è l'espressione numerico per eccellenza indica la perfezione.
Leone:
il leone rampante è simbolo di superiorità, di regalità e potenza, di nobiltà d’animo, di virile resistenza, di gratitudine.
Stella:
la stella a otto punte simboleggia chi aspira a cose superiori, ad azioni sublimi. Il numero otto è segno di equilibrio, e l'ottavo è il primo giorno dopo la creazione, il primo di un nuovo stato. Ottagonali sono quasi tutti i fonti battesimali, in quanto simbolo della risurrezione, della rinascita a vita nuova. In sette giorni Dio creò l’universo cioè la natura. Il numero otto, sta ad indicare tutto ciò che trascende il regno della natura.
"Perchè Robecco si chiama così?"
Il toponimo Robecco sembra derivare da una parola celtica “rebec” che significa fortilizio contrapposto, controridotta.
Infatti il castello di Robecco era un fortilizio di difesa, contrapposto al ”Castrum externum”, (Casterno) che era un luogo fortificato posto su un dosso che dominava la valle del Ticino. La leggenda popolare ci parla anche di una Regina di nome Rebecca che ebbe in dote il territorio di Robecco in occasione del suo matrimonio. Alla Regina piacque il territorio situato nella valle del Ticino, attraversato da fontanili e sorgenti, immerso in una lussureggiante vegetazione e tra boschi con riccaselvaggina.
Si innamorò di questo luogo e volle edificare il suo castello o meglio la sua “casa-forte”.
Successivamente Robecco venne chiamato comunemente Robecco Ticino per distinguerlo da altri paesi che portavano lo stesso nome.
Verso la metà dell’ottocento si aggiunse al nome di Robecco la parola Naviglio.
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DALLE ORIGINI AL TARDO MEDIO EVO
Il primo insediamento nel territorio di Robecco Sul Naviglio è in realtà la località di Casterno, sorta probabilmente come accampamento romano. E’ posta infatti nella valle del Ticino, in una posizione militarmente strategica in quanto consente il controllo del fiume e dei possibili guadi.
La città di Robecco, invece, ha origini più tarde e legate all’edificazione del Naviglio Grande. Esso fu costruito per volere del Comune di Milano dopo la vittoria su Federico Barbarossa nella battaglia di Legnano (1176). Verso fine dell’XI secolo viene fatta risalire anche la fondazione di Robecco Sul Naviglio, che rimane però una località di scarsa importanza strategica almeno fino alla metà del Duecento, quando Federico II, discendente del Barbarossa, tentò l’assalto a Milano. Sappiamo che in questa occasione l’imperatore si mosse da Abbiategrasso a Boffalora per tentare di attraversare il Ticinello (nome dato all’epoca al Naviglio Grande), ma mentre si hanno notizie dell’abbattimento di una torre e di un castello a Casterno, Robecco pare non essere stata nemmeno presa in considerazione nei piani tattici dello stratega.
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LA PRIMA ETA’ MODERNA
La “corsa alla terra”
Nel Sedicesimo secolo si assiste, nell’area milanese e non solo, al fenomeno della “corsa alla terra”: le più abbienti famiglie milanesi si interessano alle proprietà latifondiarie come principale investimento. A Robecco quindi i nobili locali (i Pietrasanta, i Barzi, i Casati ) vengono affiancati da nobili e borghesi abbienti della città, che sembrano integrarsi perfettamente nella vita rurale e che edificano maestose ville sulle sponde del Naviglio. Uno di questi fu un tal Sebastiano de Portis, il quale inizialmente acquistò diversi appezzamenti, poi migliorati e ampliati, ma avendo contratto ingenti debiti si trovò alla sua morte a dover far liquidare tutto dal fratello. Questi vendette gran parte delle proprietà alla famiglia Archinto anch’essa milanese, che ancora nell’ 800 abitava le nostre terre.
L’opera di San Carlo Borromeo a Robecco
In un’epoca in cui Milano era dominata da stranieri che poco si interessavano alle vicende locali, la figura del Cardinale Carlo Borromeo fu di grande conforto per le realtà rurali come la nostra Robecco. Il santo, infatti, non solo si interessò alla riparazione delle chiesette locali e alla cura delle anime; a lui si rivolgeva il parroco per la risoluzione, ad esempio, delle frequenti controversie tra le famiglie Pietrasanta e Casati. In altri casi San Carlo faceva da tramite tra il curato e le istituzioni milanesi, come nel caso dell’epidemia di peste del 1576-77. In questa occasione il Marchese d’Ayamonte decise di dividere l’area più interessata dal contagio (quella attorno a Milano) da quella pavese, per evitare che il morbo si espandesse anche in questa zona. Ordinò, quindi, che la divisione fosse marcata dal corso del Naviglio, scontentando così i poveri robecchesi che si trovarono il paese diviso a metà, poiché il canale passa proprio in mezzo all’abitato. Ancora in questa occasione il Cardinale, interpellato da una missiva del parroco, si interessò alla questione tentando di risolverla.
La casata de’ Barzi
Come accennato sopra i Barzi erano una delle famiglie più potenti di Robecco e in particolare furono i feudatari del luogo per almeno due secoli: dal ‘400 al ‘600, quando la casata cadde in rovina e perse le sue proprietà. In seguito riuscirono a riottenere la funzione di feudatari, ma non recuperarono più lo splendore e gli sfarzi di un tempo, erano infatti tanto indigenti da essere esentati dal pagare le tasse. Il Castellazzo de’ Barzi passò di mano in mano finchè, nel ‘700 divenne proprietà del collegio Longone che lo tenne come luogo di villeggiatura per i suoi studenti (tra i quali è annoverato Alessandro Manzoni) costituendo una realtà totalmente isolata rispetto al paese in modo che i giovani rampolli delle famiglie milanesi godessero della tranquillità della campagna senza dover avere alcun tipo di rapporto con chi ivi viveva e lavorava.
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LE DUE GUERRE MONDIALI
La Prima Guerra Mondiale
Gli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale furono in tutta l’Italia piuttosto turbolenti a causa degli scontri tra le fazioni a favore e contro l’entrata in guerra. La maggior parte dei robecchesi, come tutte le popolazioni delle zone rurali italiane, ignorando le cause più profonde dello scontro mondiale, optarono per un atteggiamento interventista, ammaliati dalla propaganda nazionalista che si faceva in quegli anni: le ragioni dell’intervento italiano nello scontro divenivano allora l’orgoglio nazionale e l’amor di patria.
Alla fine della Grande Guerra molti di quelli che avevano incitato allo scontro dovettero ravvedersi: l’unica conseguenza per il nostro Paese sembrava essere stato il massacro di migliaia di giovani. Solo a Robecco e Casterno i morti nel conflitto furono un centinaio. Nella piazza del paese vennero piantati tanti alberi quanti furono i nostri concittadini caduti, monumento vivente in onore del loro sacrificio.
La Seconda Guerra Mondiale
Nemmeno il secondo conflitto mondiale risparmiò Robecco, che vide nella notte tra i 20 e il 21 maggio 1944 le ore più tormentate. I nostri concittadini, infatti, dovettero subire una rappresaglia tedesca a causa dell’uccisione di un loro soldato da parte di un partigiano robecchese.
Tutto ebbe inizio quando una truppa tedesca fece irruzione nella cascina Chiappana a Castellazzo per una requisizione. Un gruppo di partigiani difendeva il luogo; le due fazioni si appostarono nascoste l’una all’altra. Purtroppo la prima mossa fu involontariamente fatta da un giovane partigiano, Luigi Valenti, che, all’oscuro di tutto, entrò armato nel cascinale. Un soldato tedesco gli sparò, ma venne colpito a sua volta. La rappresaglia tedesca non si fece attendere: il giorno seguente i robecchesi vennero radunati nella piazza; furono uccisi 5 innocenti sotto gli occhi dei concittadini e deportati 58 uomini tra cui il parroco Don Magni, “colpevole” di aver dato l’estrema unzione al povero Valenti. Di questi, nove non fecero più ritorno dai campi di prigionia nazisti.
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LE DOMINAZIONI STRANIERE
Il catasto settecentesco
Questo è il secolo della dominazione austriaca nel Ducato di Milano, la cui più importante opera fu il catasto “teresiano”, che deve il suo nome all’imperatrice asburgica Maria Teresa. Questa iniziativa aveva lo scopo di rendere note le risorse economiche della zona e razionalizzare di conseguenza il sistema tributario. Questa novità però non piacque alla classe nobiliare che possedeva latifondi nelle zone rurali, come Robecco, che non intendeva rinunciare ai privilegi fiscali dei quali aveva goduto fino a quel momento.
La dominazione napoleonica
Nel 1796 le truppe napoleoniche posero fine all’occupazione austriaca nel Ducato di Milano, elargendo grandi promesse di libertà. Tuttavia il timore della nobiltà per questa nuova dominazione francese si dimostrò ben presto infondato: proprio a questi infatti Napoleone si appoggiò per ottenere il favore della popolazione una volta proclamatosi imperatore nel 1805.
A Robecco, quindi, le famiglie che prima erano feudatarie si trovavano ora ad occupare le più alte cariche pubbliche della Municipalità (secondo il neologismo giacobino).
Economia e società
Almeno fino alla prima metà del secolo l’economia robecchese fu quasi esclusivamente agricola, le poche attività commerciali del paese erano quelle fondamentali per la comunità, come il ciabattino o il falegname, oppure quelle strettamente legate al lavoro nei campi.
Grande attenzione veniva invece data alla salute pubblica con una importante opera di vaccinazione contro le malattie considerate endemiche e più gravi, come il colera, il tifo, il vaiolo, che tuttavia non risparmiarono vittime.
L’opera più importante del secolo, però, fu la costruzione del ponte pedonale sul Naviglio nel 1842, avviata grazie al lascito del nobile Giulio Dugnani. Era diffuso, del resto, nell’epoca il finanziamento da parte dei nobili di opere pubbliche atte ad esempio a migliorare la qualità delle strade.
Di particolare interesse è poi il fatto che in un periodo in cui la scolarità non era ancora obbligatoria, a Robecco esistevano già due scuole: una maschile e una femminile.
L’ultima eredità asburgica nel Ducato fu l’istituzione dell’arma dei Pompieri, con la costruzione di una caserma anche nel nostro paese.
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L’UNITA’ D’ITALIA
Le conseguenze della guerra d’Indipendenza
Durante le guerre di indipendenza Robecco, come tutto il magentino, fu terreno di aspri combattimenti, che lasciarono la zona in condizioni davvero poco prospere. Ad aggiungersi a questo arrivarono, emanate dal governo appena salito al potere, le nuove tasse, che non colpivano solo le classi più abbienti, ma come quella sul grano macinato, andavano purtroppo ad impoverire ulteriormente i redditi più bassi. Se a questa situazione si somma anche l’importazione di cereali da oltreoceano, con il conseguente abbassamento dei prezzi, si può facilmente comprendere che, in una zona, come la nostra, dove la principale fonte di sostentamento era ancora l’agricoltura, molti uomini scegliessero di emigrare.
La rivolta contadina
Ma l’emigrazione non fu l’unica conseguenza di questa situazione: lo scontento tra i contadini cresceva e nuove idee si affacciavano all’orizzonte politico. Nel maggio 1889 a Robecco ci fu una rivolta contadina, vennero danneggiati il municipio e le residenze di alcuni rappresentanti della comunità. Le autorità, pur punendo i capi del gruppo, non incolparono moralmente gli autori diretti dell’accaduto: ritenevano infatti che la responsabilità dovesse ricadere sulle “maliziose suggestioni dal fuori” di stampo socialista ed anarchico, a cui i robecchesi erano esposti trovandosi a vivere vicino a importanti strade commerciali. In ogni caso, onde evitare altri incidenti, la maggior parte delle richieste dei contadini vennero accolte.
Agli inizi del XX secolo parte delle rivendicazioni contadine vengono incanalate nell’ambito del partito socialista, che aveva una posizione propositiva nei confronti del ceto padronale, superando così la fase di accusa incondizionata verso qualsiasi forma di potere costituito. Tra il 1907 e il 1908 grazie alla mediazione attuata dal partito si siglarono nuovi accordi tra contadini e proprietari terrieri. |
I VISCONTI (1287-1447)
Durante il periodo Visconteo le famiglie più importanti nel territorio intorno a Robecco erano i Casate -che godevano di qualche privilegio tributario- e i Pietrasanta, investiti del titolo di feudatari. All’inizio del ‘400 i rapporti tra Sperone di Pietrasanta e Filippo Maria Visconti erano tanto stretti che quest’ultimo fece di Sperone uno dei suoi consiglieri. Presto però venne privato della sua carica e del feudo, passato poi a Baldassarre de’ Barzi ,“per non aver fatto buona amministrazione nell’officio della tesoreria dell’illustrissimo duca Filippo”. Le vicende del duca si intrecciano nuovamente con quelle di Robecco allorché questi prende in sposa Maria di Savoia. Sposatala inizialmente per procura, sceglie di incontrarla per la prima volta tra Robecco ed Albairate perché questo luogo era stato giudicato il più propizio da un matematico al suo servizio, Filippo era infatti molto superstizioso.
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GLI SFORZA (1450-1535)
Alla fine del ‘400 gli Sforza e Venezia si alleano contro i Francesi che presto conquistano il ducato di Novara. La zona attorno a Robecco a questo punto viene ad essere interessata nel conflitto, infatti proprio da qui arriva la notizia della disfatta a Ludovico il Moro, allora duca di Milano. Questi chiede immediatamente aiuto alle famiglie de’Barzi e Pietrasanta ,nobili locali, per preservare la navigabilità del Naviglio Grande ma i francesi passano ben presto il Ticino, nonostante le campagne robecchesi siano ormai state spopolate per rinforzare l’esercito del Moro. La sconfitta di Ludovico dette inizio ad un periodo di instabilità nel Ducato, in cui la dominazione francese si alternò per una quarantina d’anni a quella sforzesca.
Durante una delle frequenti battaglie per il controllo di Milano, Robecco venne a trovarsi nuovamente al centro di un avvenimento occorso al cavaliere Pierre de Terrail , signore di Bayard, detto “senza macchia e senza paura” per l’alto rispetto che aveva del codice cavalleresco.
Rifugiatosi infatti nel nostro borgo con i suoi uomini dopo una sconfitta si trovò a perire per mano dei cavalleggeri del duca di Pescara, armati di archibugio, un’arma che egli non utilizzava in quanto considerata contraria all’etica cavalleresca e che lo colpì alle spalle. La fama del cavaliere di Bayard è arrivata fino ai giorni nostri testimoniata da una lapide sullo scalone d’onore del municipio di Abbiategrasso e da una statua a lui dedicata a Grenoble. E’ curioso notare che nella città francese l’iscrizione ai piedi del monumento attesta la morte dell’eroe a Robecco, mentre i nostri vicini abbiatensi attribuiscono questo evento storico al loro territorio.
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